25 febbraio 2026 – ore 11.30 – Sala Conferenze DISPAC
Per una prospettiva “integralista” della performance
Dario Tomasello – Università degli Studi di Messina
Discussant Isabella Innamorati
1 CFU
Il performative turn che si è imposto da alcuni anni, non senza difficoltà, anche alle nostre latitudini, si misura in questo momento storico con nuove sfide determinate dal potere pervasivo del Mediascape, ulteriormente riconfigurato dal carisma dell’AI.
Come dobbiamo negoziare la nostra posizione di esseri umani (di corpi) votati alla necessità antropologica di una labile performance, e artaudianamente crudele, con l’illusione del grande archivio riproducibile in cui la stessa nozione di presenza sembra non solo surrogabile, ma sorpassata?
Dario Tomasello è professore ordinario di Discipline dello Spettacolo (PEMM-01/A) presso l’Università di Messina, dove ha fondato e coordina il DAMS e il Centro Internazionale di Studi sulla Performatività delle Arti e degli Immaginari sociali (UNIVERSITEATRALI). Ha tradotto e curato il manuale di Richard Schechner, Introduzione ai Performance Studies (CUE Press, 2018).
Dirige per Editoria & Spettacolo la collana FARETESTO, dedicata ad un repertorio di testi della drammaturgia italiana contemporanea.
Cura per Cue Press una collana di Poesia scritta da attori e performer.
Ha fondato e dirige, dal 2011, “Mantichora. Italian Journal of Performance Studies”, rivista peer review di fascia A.
Dal 2007 al 2013 è stato consulente scientifico per la prosa dell’Ente Autonomo Regionale Teatro Vittorio Emanuele di Messina, per il quale ha diretto, per sei anni, la stagione “Paradosso sull’autore” dedicata alla nuova drammaturgia italiana.
È stato Visiting Professor alla Sorbonne Nouvelle – Paris III e ha tenuto conferenze in molti Atenei e Istituzioni italiane ed internazionali (fra cui: Nanterre – Paris X; Columbia University; State University of New York; New York University; Istituto Italiano di Cultura di Chicago; Katholieke Universiteit Leuven; Gent University).
26 gennaio 2026 – ore 11.30 – Sala Conferenze DISPAC
Dalla drammaturgia al design esperienziale: pratiche intermediali per il patrimonio culturale
Antonio Pizzo – Università degli Studi di Torino
Discussant Annamaria Sapienza
1 CFU
La lezione propone una riflessione su come la drammaturgia, tradizionalmente intesa come architettura del racconto teatrale, venga riconfigurata in forma di narrazione interattiva quando è applicata alle piattaforme digitali per il patrimonio culturale.
L’ipotesi di fondo è che il sapere drammaturgico non si limiti a essere trasferito in ambiente digitale, ma venga trasformato nel suo incontro con le logiche della gamification, con l’agency dell’utente e con i processi del calcolo computazionale.
Attraverso l’analisi del prototipo web in realtà virtuale VR Living Cabiria, discuteremo come la struttura narrativa del film Cabiria di Giovanni Pastrone del 1914 venga scomposta e riorganizzata in un sistema di percorsi navigabili interconnessi, in cui ogni attraversamento modifica il campo complessivo dell’esperienza. In questo contesto, lo spettatore non è più soltanto fruitore, ma diventa partecipante attivo, contribuendo alla costruzione del proprio percorso narrativo.
Antonio Pizzo è docente di teatro e spettacolo presso l’Università degli Studi di Torino dal 2001. Ha fondato il CIRMA Centro Interdipartimentale di Ricerca su Multimedia e Audiovisivo. Ha fondato e coordina il progetto Officine Sintetiche (www.officinesintetiche.it) sulle arti performative digitali. Co-coordina il gruppo nazionale ADV (Arti Digitali dal Vivo). Studia i personaggi virtuali e le loro implicazioni drammaturgiche. Conduce ricerche sulle relazioni tra teatro, procedure algoritmiche e intelligenza artificiale, con numerosi contributi su riviste e conferenze di ambito sia informatico sia teatrale. Studia la storia dello spettacolo LGBTQ+ in Italia. È autore di diversi volumi, tra cui Materiali e macchine nel teatro di Remondi e Caporossi, (Napoli, 1991), Teatro e mondo digitale (Venezia, Marsilio, 2003), Scarpetta e Sciosciammocca. Nascita di un buffo (Roma, Bulzoni, 2009), Neodrammatico digitale: scena multimediale e racconto interattivo (Torino, Accademia, 2013), Teatro gay in Italia. testi e documenti (Torino, Accademia 2019), Monologhi teatrali LGBTQ+ (Audino 2022). Ha curato il numero monografico di Mimesis Journal (10:2, 2021) su Drammaturgia, Teatro, Danza, Performance LGBT+ in Italia. È co-autore delle due edizioni del volume Interactive Storytelling (in italiano, Milano, Dino Audino 2020) (in inglese, Routledge 2024). Ha curato la traduzione di Alan Sinfield, Out on stage. Una storia del teatro LGBT nel ventesimo secolo (Torino Rosemberg & Sellier 2020).
Eventi passati
Mercoledì 28 gennaio – ore 11.30 – Sala Dottorato
Mitologia Greca in Italia: quali immagini?
Eduardo Federico – Università degli Studi di Napoli “Federico II”
Discussant Luigi Vecchio
1 CFU
La conferenza si incentra sui miti greci in Italia meridionale, sul loro significato e sulla loro valenza in relazione alla presenza delle città coloniali, ma anche sull’interpretazione che di essi è stata data e come oggi vengono valutati.
Eduardo Federico è docente di Storia Greca presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. I suoi interessi di ricerca riguardano Creta, la presenza greca in Italia, in particolare nel golfo di Napoli, la storiografia di ambito ionico, la storiografia del XIX e XX secolo sul mondo antico, le tradizioni mitiche greche e la loro diffusione nel Mediterraneo.
Di recente ha curato il convegno su Ettore Lepore (Ettore Lepore e la storia antica. Eredità, attualità, prospettive, a cura di E. Federico, Bari 2023) e quello su Strabone e Neapolis (Strabone e Neapolis, Napoli e Strabone, a cura di E. Federico, Hesperìa 45, Roma 2025).
Martedì 27 gennaio – ore 11.30 – Sala Conferenze DISPAC
Nuove acquisizioni su Canosa confrontando antiche ricerche e indagini recenti
Raffaella Cassano, Gianluca Mastrocinque – Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
Discussant Angela Pontrandolfo
1 CFU
La lunga e complessa vicenda insediativa di Canosa, insediamento nevralgico collocato sul margine
delle Murge, a controllo della valle dell’Ofanto, della pianura del Tavoliere e della costa adriatica, è stata negli ultimi decenni interessata da una intensa stagione di ricerca, sulla linea interdisciplinare
tracciata nel 1992 dalla mostra ‘Principi imperatori vescovi. Duemila anni di storia a Canosa’. Le nuove acquisizioni riguardano in maniera articolata tutti i periodi salienti della storia dell’insediamento e del suo territorio, dall’Età del Bronzo al Tardoantico, in un lungo arco cronologico in cui il centro si configura in modo sempre più marcato come crocevia di scambi e di contatti culturali, prima con le colonie greche dell’arco ionico, ma anche con l’altra sponda dell’Adriatico e con l’Egeo, nonché con la costa tirrenica attraverso il corso dell’Ofanto e del Sele e in seguito con Roma e con le principali province delle coste del Mediterraneo centrale e orientale. I consistenti aggiornamenti sono stati di recente messi a sistema in un nuovo volume ‘Principi imperatori vescovi. La ricerca disegna città e territorio a Canosa’ (Bari 2025) che mostra le possibilità offerte dalla integrazione delle metodologie più aggiornate. Alcuni contesti di particolare interesse, soprattutto dello spazio funerario nel quale le aristocrazie indigene esprimono il loro ruolo dominante tra la fine del IV e il III secolo a.C., sono stati ricostruiti in forma ancora più completa integrando i risultati delle ricerche recenti con i dati delle indagini con cui si avvia la ricerca a Canosa in età borbonica, soprattutto a partire dalla metà del XIX secolo. Sui primi scavi, infatti, è stato possibile recuperare nuovi elementi dallo studio di carteggi finora inediti o poco considerati, che mostrano le potenzialità della storia dell’archeologia quando riesce a riannodare i fili della ricerca tra rinvenimenti datati e nuove acquisizioni in contesti in cui lo scavo e lo studio non si sono mai interrotti. Anche questi risultati hanno trovato spazio in un volume recente ‘Archeologia in Puglia in età borbonica’ (Roma 2024), Atti del Convegno internazionale tenutosi a Bari nel novembre 2023.
Raffaella Cassano è stata professore ordinario di Archeologia classica presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, dove ha diretto la Scuola di Specializzazione in Archeologia e il Dipartimento di Antichistica.
I suoi interessi di studio riguardano le città e il territorio in particolare della Puglia (Canosa, Ruvo di Puglia ed Egnazia) con attenzione alla ricostruzione del paesaggio, alla forma delle città, all’architettura e alla cultura figurativa e con l’interesse costante per la ricomposizione dei contesti topografici, attraverso la riconsiderazione della documentazione archeologica e d’archivio.
Si è molto interessata anche della storia del collezionismo ottocentesco, in particolare al Decennio francese e alla formazione del Museo Jatta di Ruvo, ma anche della dispersione dei materiali archeologici dell’Italia meridionale verso musei nazionali e stranieri. Ha sempre coniugato la ricerca con la divulgazione dei risultati, anche attraverso l’organizzazione di eventi espositivi di portata internazionale, come la mostra ‘Principi, Imperatori, Vescovi. Duemila anni di storia a Canosa’ (1992), esito di trenta anni di ricerche, a cui si affianca ora il recentissimo volume ‘Principi imperatori vescovi. La ricerca disegna città e territorio a Canosa’ (2025), curato insieme a G. Volpe, che mette a sistema i risultati del successivo trentennio di indagini.
Tra le innumerevoli iniziative di ricerca, in anni recenti ha esteso l’approfondimento del fenomeno urbano di età romana a tutta la Puglia, con un progetto interdisciplinare che è culminato nel volume ‘Paesaggi urbani della Puglia in età romana. Dalla società indigena alle comunità tardoantiche’ (Bari, 2019), curato insieme a M. Chelotti e a G. Mastrocinque.
Nel 2001 ha ideato il progetto ‘Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione’, a cui continua a lavorare insieme a G. Mastrocinque, attuale direttore scientifico, e all’équipe di ricerca, contribuendo a riscrivere la storia di questo importante insediamento adriatico con risultati che non sono stati presentati solo nelle pubblicazioni scientifiche, ma, sempre coniugando ricerca e divulgazione, hanno permesso di rinnovare profondamente i percorsi di fruizione del Parco archeologico e del Museo Archeologico Nazionale. Nella stessa prospettiva ha anche diretto il gruppo dell’Università di Bari impegnato nella redazione della Carta dei Beni Culturali della Puglia, recepita nel Piano Paesaggistico Territoriale Regionale.
Ha fondato ALTAIR s.r.l., un’azienda spin-off dell’Università di Bari, attiva nel settore dello studio, della tutela e della valorizzazione e della didattica dei Beni Culturali, in cui operano molti giovani archeologi formatisi soprattutto nel cantiere di Egnazia. Tra i numerosi incarichi nella valorizzazione culturale, è Presidente di Puglia Cultura e Territorio, organismo della Fondazione Puglia molto attivo in progetti per il coinvolgimento della società nella politica culturale.
Ai suoi interessi di ricerca ha dedicato numerosissime pubblicazioni in volumi, in riviste specializzate, in Atti di Convegno nazionali e internazionali, in Cataloghi di mostre, oltre ai lavori di carattere divulgativo sull’archeologia.
Gianluca Mastrocinque è professore associato di Archeologia classica all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, dove dirige il Laboratorio di Archeologia dei Paesaggi. Fa parte del collegio dei docenti del Dottorato di ricerca nazionale in ‘Patrimoni archeologici storici architettonici paesaggistici mediterranei’.
Le sue principali linee di ricerca riguardano i paesaggi urbani e rurali, soprattutto di età romana, con attenzione alla continuità e alle trasformazioni rispetto al periodo preromano e tardoantico e con particolare riferimento alla Puglia. Si occupa anche di storia dell’archeologia, della pratica termale tra mondo antico ed età contemporanea e dei culti, specie in Puglia tra età indigena e romana.
Tra i lavori recenti ha curato, con R. Cassano e M. Chelotti, il volume ‘Paesaggi urbani della Puglia in età romana. Dalla società indigena alle comunità tardoantiche’ (Edipuglia, Bari 2019), il primo studio sistematico su tutte le città della Puglia romana e gli atti del Convegno internazionale ‘Paesaggi mediterranei di età romana. Archeologia, tutela, comunicazione’ (Edipuglia, Bari 2017). Particolare attenzione rivolge alle città di Bari e di Taranto, a cui ha dedicato una monografia e articoli.
È direttore scientifico delle ricerche a Egnazia (Fasano), dove nel Parco archeologico si svolge un cantiere scuola con studenti provenienti dall’Università di Bari e da altre università, nonché da classi liceali in stage.
In collaborazione con il Ministero della Cultura (Parco archeologico di Egnazia) partecipa con il suo gruppo di ricerca a progetti per la valorizzazione e la comunicazione dei risultati delle ricerche.
Coordina per l’Italia il Progetto di internazionalizzazione ‘Paesaggi mediterranei di età romana tra ricerca e strategie di valorizzazione’, che unisce università di Italia e Spagna (Cordoba, Castilla-La Mancha), per elaborare insieme nuove forme di comunicazione archeologica, anche guardando al network internazionale del turismo archeologico.
Tra le attività di terza missione, coordina la collaborazione dell’Università di Bari con alcuni importanti musei archeologici della Puglia, come il Museo Archeologico di Santa Scolastica a Bari e di recente il Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Tra le iniziative più recenti organizzate con il Museo di Taranto, ‘Progettare la città. Dalla Lex municipii alla Taranto di oggi’, avviata con il rientro a Taranto del frammento originale dello statuto del municipio, a cui si lega una ricerca interdisciplinare che unisce archeologi, epigrafisti, studiosi di storia del diritto romano.



