23 giugno 2026 – ore 9.00 – Sala Conferenze DISPAC
Oltre lo spartito: la libertà sonora e i suoi confini
Paola Troncone – Liceo musicale Margherita di Savoia, Napoli
Discussant Clementina Cantillo
1 CFU
La lezione propone un’investigazione sul confine tra la musica scritta e l’espressione improvvisativa, analizzando alcune pratiche musicali contemporanee basate su notazioni non tradizionali e nuove tecniche compositive, esplorando il rapporto empatico che si viene a creare tra compositore ed esecutore. L’indagine prenderà le mosse dall’esperienza delle ‘conductions’ di L. D. Butch Morris, più precisamente dal suo testamento artistico “L’arte della Conduction”, una sorta di guida pratica sull’‘improvvisazione condotta’, rivolta ai direttori d’orchestra, ai compositori, a strumentisti e docenti di musica. A partire dall’esperienza di Morris, verrà qui analizzato il contesto della musica jazz in cui la performance sonora traduce la musica in gesto. Attraverso una sua propria intelligenza, si può affermare che il corpo produca il suono coincidendo con lo strumento musicale stesso. Ripensare la musica alla luce di questo nuovo ‘lessico’, conduce ad una visione prospettica fondata su una delle più grandi e attuali criticità della materia sonora, in cui la neo conquistata libertà sonora deve necessariamente fare i conti con il suo confine: il vincolo alla regola quale unica strada per una costruzione musicale irripetibile.
Paola Troncone bio
Diplomatasi sotto la guida del M° Stefano Aruta nel 1991 presso il Conservatorio “G. Verdi” di Torino, dopo avere intrapreso all’età di dodici anni lo studio della chitarra con il M° Eduardo Caliendo, ha, contemporaneamente, coltivato l’interesse per le discipline umanistiche, conseguendo la laurea in Filosofia con indirizzo musicologico, discutendo una tesi di laurea in Filosofia e Psico-Pedagogia della musica presso la cattedra di Pedagogia dell’Università degli Studi Federico II di Napoli, ottenendo il massimo dei voti e la lode. Si è perfezionata con celebri esponenti del mondo chitarristico quali M. L. Anido, L. Brouwer, R. Aussel, C. Cotsiolis. Svolge attività concertistica come solista dal 1990. Interessata allo studio della musica d’ insieme, ha costituito nel 1992 il Trio Chitarristico Maria Luisa Anido. Con l’intento di approfondire le problematiche inerenti alle questioni didattiche e metodologiche, ha conseguito il diploma di I livello del metodo Orff-Schulwerk con il M° Giovanni Piazza, partecipando al corso biennale di Didattica Chitarristica organizzato dalla Scuola Popolare di Musica Donna Olimpia di Roma. Nel 2001 ha conseguito il diploma di specializzazione quale Catalogatore Musicale a conclusione del corso di formazione tenutosi presso il Conservatorio “S. Pietro a Majella” di Napoli, in collaborazione e con la consulenza scientifica della IAML- Italia e della Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele II di Napoli. Ha conseguito, con il massimo dei voti e la lode, il Diploma di Laurea di Secondo Livello in “Chitarra del ‘900” (docenti Lucio Matarazzo, Evy De Marco) presso il Conservatorio Statale di Musica “ D. Cimarosa” di Avellino. Dal 2005 al 2008 è stata editorialista della rivista internazionale di chitarra “Guitart” per la quale ha pubblicato, e continua a pubblicare, numerosi articoli di analisi musicale e interviste a personaggi di rilievo del mondo chitarristico. Attualmente, collabora con la rivista online “Dotguitar”, occupandosi delle sezioni “Novità editoriali e discografiche scelte”, e con la rivista di musiche contemporanee “Konsequenz” quale critico musicale. Dal 2010 è docente per la cattedra di Chitarra presso il Liceo Musicale “Margherita di Savoia” di Napoli.
25 giugno 2026 – ore 14.30 – Sala Conferenze DISPAC
Dallo spirito musicale alla comunità estetica. Musica, tempo e vita spirituale da Lionel Dauriac a Jankélévitch
Riccardo Roni – Università degli Studi della Basilicata
Discussant Stefania Tarantino
1 CFU
La lezione intende ricostruire una significativa linea della riflessione filosofica europea tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, mostrando come la musica sia stata progressivamente interpretata non come semplice fenomeno estetico, ma come esperienza fondamentale per comprendere il rapporto tra individuo, tempo e comunità. A partire dall’Essai sur l’esprit musical (1904) di Lionel Dauriac (1847-1923), figura vicina agli ambienti bergsoniani e tra i più originali interpreti francesi della psicologia della musica, la musica verrà analizzata quale forma privilegiata di organizzazione della sensibilità, della memoria e della vita spirituale. Il percorso proseguirà attraverso il wagnerismo e la riflessione di Nietzsche – entrambi ben presenti nell’orizzonte culturale di Dauriac – sul rapporto tra musica, tragedia e formazione della comunità, per poi soffermarsi sulla filosofia della durata di Bergson, nella quale l’esperienza musicale diviene modello della temporalità vissuta e della durée pure. Infine, attraverso Jankélévitch, si metterà in luce il valore della musica come esperienza dell’ineffabile, dello charme e di quelle dimensioni del senso che eccedono la concettualizzazione. L’obiettivo consiste nel mostrare come la musica costituisca un “osservatorio privilegiato” per comprendere la formazione della soggettività, la costruzione delle comunità simboliche e il ruolo delle arti nella vita sociale contemporanea.
Riccardo Roni è ricercatore di tipo B (RTD B) in Storia della filosofia presso il Dipartimento per l’Innovazione Umanistica, Scientifica e Sociale (DIUSS) dell’Università della Basilicata e abilitato (ASN) alle funzioni di professore ordinario di Storia della filosofia e di Filosofia morale. È componente del Collegio docenti del Dottorato “Storia, culture e saperi dell’Europa mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” dell’Università della Basilicata.
Dal 2011 al 2017 ha insegnato anche come professore a contratto presso l’Università di Urbino “Carlo Bo”, Dipartimento di Studi Umanistici. Formatosi presso le Università di Pisa, Firenze, e presso la Fondazione San Carlo di Modena, collabora con la Fondazione “Mario Tobino” di Lucca e con l’Istituto storico della resistenza e dell’età contemporanea (ISREC, Lucca). È componente di prestigiosi comitati scientifici di riviste e di collane editoriali, presidente della sezione di Potenza della Società Filosofica Italiana (SFI) e membro del Consiglio direttivo nazionale.
Roni è inoltre socio della Società Italiana di Storia della Filosofia (SISF). Dirige tre Collane editoriali (“Dialogica” presso Edizioni ETS di Pisa, “Storie della filosofia” presso Castelvecchi Editore di Roma, “Biblioteca La Fenice”, fondata da Sergio Moravia, presso Le Lettere di Firenze) ed è associate editor della rivista internazionale di classe A “Disputatio. Philosophical Research Bullettin”. Membro dal 2008 del gruppo di ricerca internazionale “Seminario Permanente Nietzscheano” (SPN) affiliato all’Istituto Italiano di Studi Germanici di Roma e promosso dal centro “Colli-Montinari”.
È stato componente dell’Italian Organizing Committee (IOC) del 25° Congresso Mondiale di Filosofia (WCP), Roma 2024. Principale esperto internazionale del filosofo e psicologo francese Victor Egger (1848-1909), è autore di numerose pubblicazioni scientifiche (monografie, curatele, articoli in rivista, contributi in volume, recensioni in rivista) apparse sia in Italia che all’estero, dedicate in particolare a Hegel, Nietzsche, Bergson, V. Egger, K. Goldstein, al pragmatismo italiano e americano e all’interculturalità filosofica. Attualmente si sta occupando del filosofo pragmatista americano Josiah Royce (1855-1916) in rapporto a Hegel, Nietzsche e Bergson.
Eventi passati
Mercoledì 20 maggio 2026 – ore 9:30 – Sala Conferenze DiSPaC
Prospettive compositive tra drammaturgia, musica e pensiero
Seminario dei dottorandi del XL ciclo Igor Esposito, Paolo Cramarossa e Francesca Senatore
Curriculum di Musicologia e Scienze dello Spettacolo
In dialogo con
Silvia Mei, Università degli Studi di Bari Aldo Moro (in videoconferenza)
Constance Frei, Università di Losanna (in videoconferenza)
Susanna Pasticci, Sapienza Università di Roma (in videoconferenza)
Coordinano Annamaria Sapienza, Stefania Tarantino, Massimiliano Locanto
1 CFU
Il seminario intende delineare le principali prospettive compositive rintracciabili in differenti campi della ricerca teatrale, musicale e filosofica alla luce di documenti (editi e inediti), testimonianze ed esperienze.
Un primo aspetto riguarda le opere teatrali di autori appartenenti all’area geografico-culturale del Rio de la Plata (Spregelburd, Calderón e Tolcachir) indagati da un punto di vista drammaturgico che include sia l’analisi dei testi che la ricostruzione degli allestimenti in un binomio creativo inscindibile. In particolare, gli esiti di una ricerca svolta sul campo hanno delineato tanto analogie (tematiche, storiche e sociali) quanto divergenze stilistiche nell’obiettivo comune di rendere il teatro la cassa di risonanza più efficace a denunciare la tragicità di un presente scomodo.
Un secondo aspetto riguarda invece l’impiego di strumenti teorici e categorie elaborate dalla storia del pensiero per indagare le implicazioni epistemologiche e tecniche dei processi di produzione dei Large Language Models e le loro relazioni con la costituzione di una possibile “soggettività artificiale”. In questa prospettiva, l’interpretazione heideggeriana della nozione kantiana di immaginazione trascendentale e la lettura echiana dell’eidos aristotelico costituiscono riferimenti fondamentali per delineare la condizione gnoseologica inscritta nell’architettura dei modelli generativi. Parallelamente, i percorsi teorici proposti da Jacques Derrida e Rodolphe Gasché, dedicati ai limiti, alle condizioni di possibilità e ai presupposti dell’atto critico, vengono attraversati per mettere in luce la natura del rapporto tra reti neurali e training set.
Un terzo aspetto, concernente la musicologia storica, intende approfondire la figura di Giulia Recli (1884–1970), compositrice attiva nel panorama musicale italiano del Novecento, collocandone il percorso artistico e produttivo all’interno delle trasformazioni del sistema musicale tra la fine dell’Ottocento e il secondo dopoguerra, con particolare attenzione al contesto culturale e istituzionale del ventennio fascista.
Silvia Mei è professoressa associata in Discipline dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, con PhD in Storia, Orientalistica e Storia delle arti presso l’Università di Pisa. Precedentemente è stata ricercatrice presso l’Università di Foggia e docente a contratto presso il Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna e presso il FISPPA dell’Università di Padova.
La sua ricerca storica verte sulla figura d’artista e di pedagoga di Yvette Guilbert e sullo spettacolo “irregolare” nella Parigi fin de siècle, tra danza e teatro. Come contemporaneista, si occupa di linguaggi e forme della scena teatrale italiana tra XX e XXI secolo e frequenta dal 2008 il teatro argentino, dirigendo l’edizione italiana dell’opera di alcuni teatristi (“Claudio Tolcachir/Timbre4. Una trilogia del living”, 2012; R. Spregelburd, “Lucido (con tre scritti)”, 2014). Si occupa inoltre di iconografia teatrale e fotografia per il teatro. A partire dal 2006 ha svolto formazione del pubblico per diverse realtà ed enti, tra cui Arena del Sole – ERT Fondazione, dove dal 2014 al 2020 ha curato insieme a Fabio Acca la scuola per spettatori L’occhio del Principe, parallelamente all’attività di critica militante. Ha allestito mostre e percorsi installativi presso lo spazio espositivo Adiacenze (Bologna); e collaborato come curatrice scientifica alla progettualità della Soffitta – Centro di promozione teatrale dell’Università di Bologna (2009-2019) oltre al festival multidisciplinare Ipercorpo (Forlì). Autrice di diversi saggi e articoli in rivista, in italiano, francese e inglese, per «Culture Teatrali» – rivista accademica di fascia A che dirige dal 2022 – ha curato i monografici “La terza avanguardia. Ortografie dell’ultima scena italiana” (n. 24, 2015) e “Donne Teatro Storiografia” (nn. 31-32, 2023). Nel 2018 è apparsa la sua prima monografia: “Essere artista. Eleonora Duse e Yvette Guilbert” (Editoria e Spettacolo) seguita da “Drammaturgie dello sguardo” (Edizioni di Pagina, 2020), saggio vincitore dell’UniFG Research Award 2024 come miglior prodotto della ricerca.
Constance Frei è professoressa associata di Musicologia presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Losanna. Insegna inoltre Musicologia al Politecnico Federale di Losanna (EPFL) – nel programma di scienze umane e sociali. È anche violinista e pianista. I suoi ambiti di ricerca riguardano le diverse pratiche esecutive della musica strumentale (in particolare il violino), la storia dell’improvvisazione, la trascrizione musicale, la storia culturale e materiale dell’oggetto – o ermeneutica della partitura –, l’intermedialità (musica e arti visive) e le interazioni tra scienze esatte e musica.
Tra le sue pubblicazioni figurano monografie – una delle quali dedicata all’arte dell’improvvisazione al violino nel XVII secolo in Italia – articoli, capitoli di libri, edizioni critiche e un documentario di tre ore sul repertorio violinistico italiano del ‘600. Nel 2015 le è stato conferito il premio della Fondazione Pierre & Louisa Meylan per l’insieme del suo percorso.
Susanna Pasticci è professoressa associata di Musicologia e Storia della musica e presidente del corso di Laurea magistrale in Musicologia alla Sapienza Università di Roma. Dirige la rivista “Chigiana. Journal of Musicological Studies” ed è condirettrice della “Enciclopedia della musica contemporanea” pubblicata dall’Istituto della Enciclopedia italiana fondata da Giovanni Treccani. Membro del Comitato scientifico della Edizione Nazionale dei carteggi e dei documenti verdiani e Consulente della rivista “Archival Notes”, è responsabile delle attività musicologiche dell’Accademia Musicale Chigiana di Siena. Collabora come autrice e conduttrice con vari programmi musicali trasmessi da RAI Radiotre.
Le sue ricerche si concentrano su repertori, tendenze e fenomeni musicali del Novecento e dell’età contemporanea, coniugando l’approccio filologico e analitico con le prospettive della storia culturale. Nel 2025 è stata Visiting Research Scholar al Cuny Graduate Center di New York.
Mercoledì 20 maggio 2026 – ore 11:30 – Sala Conferenze DiSPaC
Arte e Storia
Seminario dei dottorandi del XL ciclo Giuditta Cioffi, Lucrezia Longobardi, Hongjie Wang, Curriculum Storia dell’arte, estetica e linguaggi dell’immagine
In dialogo con
Maria Rosaria Marchionibus, Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”
Nicolas Martino, Accademia di Belle Arti di Sassari
Coordinano Francesca Dell’Acqua, Massimo Maiorino, Stefania Zuliani
1 CFU
Bio
Maria Rosaria Marchionibus è ricercatrice Rtdb di Storia dell’Arte Medievale presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove insegna arte medievale, bizantina e cristiana orientale. È attivamente coinvolta nella comunità accademica internazionale, contribuendo come revisore scientifico e facendo parte dei comitati editoriali di diverse riviste di primo piano. La sua ricerca si concentra sull’arte medievale occidentale, bizantina e copta, con particolare attenzione all’iconografia, ai rapporti tra testo e immagine e agli scambi culturali nel Mediterraneo. È autrice di quattro monografie e di circa ottanta pubblicazioni. Attualmente dirige una missione italo-egiziana presso il Monastero di Abba Nefer, che unisce attività di ricerca e lavoro sul campo.
Nicolas Martino insegna Estetica all’Accademia di Belle Arti di Sassari e presso NABA, sede di Roma. La sua ricerca intreccia teoria estetica, critica d’arte contemporanea, pratiche curatoriali e riflessione politico-culturale. Tra le sue pubblicazioni più recenti figurano Sul presente dell’arte. Breve atlante estetico-politico, Gli Ori, 2025; Lessico per le arti del XXI secolo, Luca Sossella, 2025; L’intelligenza in lotta. Sapere e produzione nel tardocapitalismo, con Francesco Raparelli, ombre corte, 2021; È solo l’inizio. Rifiuto, affetti, creatività nel lungo ’68, con Ilaria Bussoni, ombre corte, 2018. Dal 2022 al 2024 ha collaborato con la Fondazione Quadriennale di Roma. È stato editor delle pagine culturali de il manifesto e redattore di alfabeta2; attualmente è editor di OperaViva Magazine e membro della redazione di Engramma. La tradizione classica nella memoria occidentale, rivista di fascia A per i settori 10/B1 e 10/C1. Ha inoltre curato diversi progetti espositivi, tra cui Looking Forward. Olivetti: 110 anni di immaginazione, realizzato nel 2018 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma con Ilaria Bussoni e Manolo De Giorgi, e Sensibile comune. Le opere vive, ideato e curato nel 2017, sempre alla Galleria Nazionale, con Ilaria Bussoni e Cesare Pietroiusti.
11:30 Giuditta Cioffi
Narrazioni visive e culturali. La Vergine Maria nella Janua Maior di Benevento
Arte e storia si compenetrano e si interpretano a vicenda. Lo studio della produzione artistica e materiale di una società, alla pari delle testimonianze scritte, ha acquisito un ruolo indispensabile nella comprensione degli avvenimenti storici. Allo stesso modo, la conoscenza dei contesti in cui le opere sono state elaborate garantisce un apporto significativo al chiarimento di ulteriori livelli di significato delle stesse, la loro funzione e le modalità di ricezione nelle diverse epoche. Tuttavia, l’arte non svolge un ruolo sussidiario nei confronti della storia e delle fonti letterarie, ma instaura un rapporto dinamico e complesso con “i fatti”, ampliandone la narrazione, contraddicendola, manipolandola o proponendo versioni altre. In questa prospettiva la porta di bronzo della cattedrale di Santa Maria de Episcopio di Benevento appare come un esempio indicativo del modo in cui un’intera comunità entra e si rappresenta nella storia. Il manufatto si configura come un documento visivo e concettuale testimone dei profondi cambiamenti che hanno interessato una città divenuta vertice delle tensioni tra potere spirituale e potere temporale nell’Italia meridionale del XII secolo. Risalire al senso del messaggio originario del programma figurativo e alle intenzioni della committenza non è stato sempre lineare ed immediato a causa del complesso confronto tra immagini, stile, letteratura erudita e testimonianze materiali ed epigrafiche. Tra le molteplici problematiche ancora irrisolte riguardanti la Janua Maior di Benevento, la questione cronologica è stata quella maggiormente dibattuta. La definizione delle coordinate cronologiche della realizzazione della porta della cattedrale beneventana risulta, infatti, fondamentale per una comprensione più precisa del suo programma figurativo, proprio alla luce dei tumultuosi avvenimenti di quegli anni. L’intento dell’esposizione è quello di illustrare come anche l’iconografia e il simbolismo legato alla Vergine Maria, a cui è intitolata la cattedrale cittadina, possano contribuire al chiarimento di questa discussione, assumendo anche valore di documento storico. L’intervento, inoltre, mira a riflettere sulle molteplici implicazioni degli usi dell’immagine mariana nella Benevento del XII secolo, mostrando come l’iconografia della Vergine sia al contempo un riferimento spirituale e identitario nei processi di autodefinizione e legittimazione politico-ecclesiastica dell’episcopato cittadino.
12:00 Lucrezia Longobardi
La ricerca artistica di Maurizio Cattelan tra lotta di classe, comicità disciplinare e società dello spettacolo
La ricerca di Maurizio Cattelan consente di leggere il mutamento del rapporto tra arte e storia nell’Italia tra anni Novanta e Duemila. Il suo lavoro non è qui inteso solo come provocazione o ironia, ma come registrazione critica di un Paese in cui politica, istituzioni, mercato e religione iniziano a funzionare secondo una grammatica comune: comunicazione, scandalo, spettacolo, consumo dell’immagine. Il punto di partenza di questa riflessione è l’opera Punizioni del 1991. In questo gesto minimo si concentra una diagnosi storica: la lotta di classe non appare più come progetto politico collettivo, ma come residuo linguistico, errore, punizione, correzione. La scuola diventa modello ridotto del Paese: luogo di disciplina, autorità, ripetizione e obbedienza. Letta attraverso una prospettiva vicina a Didi-Huberman, Punizioni non è una battuta, ma un’immagine-tempo: mostra la sopravvivenza postuma del lessico novecentesco del conflitto. La sua ironia è seria, fredda, quasi burocratica. In questo senso, anche la lettura “fantozziana” di Cattelan diventa produttiva: il soggetto minore, umiliato e punito, non rovescia frontalmente il potere, ma lo imita fino a renderlo ridicolo. I lavori successivi degli anni Novanta — Stadium, Il Bel Paese, Charlie don’t surf, Novecento, La Nona Ora — mantengono questa comicità crudele e composta. Negli anni Duemila, invece, con La Rivoluzione siamo noi, Hollywood, Untitled e Daddy Daddy, il comico cambia scala: diventa immagine pubblica, icona pop, evento mediatico. Il passaggio non è dalla politica al disimpegno, ma dalla politica come conflitto alla politica come immagine. Punizioni, in questa lettura resta la scena originaria di questa trasformazione: un foglio scolastico in cui il Novecento politico viene punito, corretto e convertito in una battuta dalla quale l’Italia non è più uscita del tutto.
12:30 Hongjie Wang
L’abitare come pratica percettiva e trasformazione dello spazio: la ricerca di Ugo La Pietra tra arte, storia e società negli anni Settanta
Il presente intervento analizza l’opera di Ugo La Pietra non solo come pratica estetica, ma come cronaca critica delle trasformazioni sociali e ambientali a partire dagli anni Sessanta. Inserendosi nel tema “Arte e Storia”, la ricerca evidenzia come l’artista agisca da “ricercatore”, traghettando la cultura del progetto dalla Modernità alla Post-modernità attraverso una costante indagine storica del territorio. Il fulcro risiede nella ridefinizione dell’atto di “abitare”, inteso non come consumo funzionale (l’uso), ma come riappropriazione psicologica e storica dei luoghi. Attraverso il Sistema Disequilibrante (1967), La Pietra introduce “elementi di disturbo” per svelare i condizionamenti imposti dai sistemi di potere, trasformando l’individuo da spettatore passivo ad attore critico della propria storia. Strumento emblematico è il Commutatore (1970), un dispositivo di conoscenza volto ad indurre una visione “non normale” della realtà urbana. Questa visione culmina nella sovversione semantica del 1979, che trasforma l’ostilità dell’arredo urbano in intimità domestica, realizzando il motto: “Abitare è essere ovunque a casa propria”. L’analisi ripercorre tappe storiche fondamentali, fino ad arrivare alla mostra Cronografie (Biennale di Venezia, 1980) e alla Casa Telematica (1971/1983), dove l’indagine sul rapporto tra tempo e memoria, storia e società, si contrappone alla smaterializzazione dell’era informatica.
Giovedì 21 maggio 2026 – ore 09:30 – Sala Conferenze DiSPaC
Seminari del LX ciclo – Curriculum di Archeologia
1 CFU
Venerdì 15 maggio 2026, ore 10:30 – 14:30 – Aula 01, Laboratorio ALPHANVS, DiSPaC
Legàmi di senso: laboratorio di heritage interpretation
Carmen Granito, PhD
Direttrice The Story Behind
1 CFU
Come creare legami significativi tra le persone e il patrimonio culturale? Il laboratorio introduce l’interpretazione del patrimonio come approccio capace di creare connessioni di senso tra luoghi, oggetti, storie e pubblici. Attraverso attività pratiche e momenti di confronto, i partecipanti esploreranno come costruire racconti più accessibili e rilevanti, capaci di mettere il patrimonio in dialogo con esperienze, valori e domande del presente. L’attività, animata dalle dottorande MeM Rosamaria Imbelli e Maria Quintieri, che presenteranno con Carmen Granito gli aspetti delle loro ricerche dedicati all’educazione al patrimonio, è stata progettata anche a favore degli studenti del corso di Didattica della storia dell’arte, LM-89.
Carmen Granito è ricercatrice e consulente specializzata in interpretazione e branding etico del patrimonio culturale. Con un background multidisciplinare in semiotica, scienze cognitive e heritage management, ha conseguito un dottorato di ricerca in Antropologia dell’arte presso la Durham University. Nel 2022 ha fondato The Story Behind, un’agenzia di consulenza culturale che aiuta i luoghi del patrimonio a raccontare le proprie storie in modo rilevante, accessibile e partecipato, anche attraverso metodi di co-creazione con le comunità.
Ha lavorato con musei e siti archeologici in Italia e in Europa, tra cui il Museo di Altamira, il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, il Parco Archeologico di Ostia Antica e il Museo Etnologico della Tracia. È Research Coordinator di Interpret Europe e i suoi lavori sono pubblicati in riviste internazionali.
26 gennaio 2026 – ore 11.30 – Sala Conferenze DISPAC
Dalla drammaturgia al design esperienziale: pratiche intermediali per il patrimonio culturale
Antonio Pizzo – Università degli Studi di Torino
Discussant Annamaria Sapienza
1 CFU
La lezione propone una riflessione su come la drammaturgia, tradizionalmente intesa come architettura del racconto teatrale, venga riconfigurata in forma di narrazione interattiva quando è applicata alle piattaforme digitali per il patrimonio culturale.
L’ipotesi di fondo è che il sapere drammaturgico non si limiti a essere trasferito in ambiente digitale, ma venga trasformato nel suo incontro con le logiche della gamification, con l’agency dell’utente e con i processi del calcolo computazionale.
Attraverso l’analisi del prototipo web in realtà virtuale VR Living Cabiria, discuteremo come la struttura narrativa del film Cabiria di Giovanni Pastrone del 1914 venga scomposta e riorganizzata in un sistema di percorsi navigabili interconnessi, in cui ogni attraversamento modifica il campo complessivo dell’esperienza. In questo contesto, lo spettatore non è più soltanto fruitore, ma diventa partecipante attivo, contribuendo alla costruzione del proprio percorso narrativo.
Antonio Pizzo è docente di teatro e spettacolo presso l’Università degli Studi di Torino dal 2001. Ha fondato il CIRMA Centro Interdipartimentale di Ricerca su Multimedia e Audiovisivo. Ha fondato e coordina il progetto Officine Sintetiche (www.officinesintetiche.it) sulle arti performative digitali. Co-coordina il gruppo nazionale ADV (Arti Digitali dal Vivo). Studia i personaggi virtuali e le loro implicazioni drammaturgiche. Conduce ricerche sulle relazioni tra teatro, procedure algoritmiche e intelligenza artificiale, con numerosi contributi su riviste e conferenze di ambito sia informatico sia teatrale. Studia la storia dello spettacolo LGBTQ+ in Italia. È autore di diversi volumi, tra cui Materiali e macchine nel teatro di Remondi e Caporossi, (Napoli, 1991), Teatro e mondo digitale (Venezia, Marsilio, 2003), Scarpetta e Sciosciammocca. Nascita di un buffo (Roma, Bulzoni, 2009), Neodrammatico digitale: scena multimediale e racconto interattivo (Torino, Accademia, 2013), Teatro gay in Italia. testi e documenti (Torino, Accademia 2019), Monologhi teatrali LGBTQ+ (Audino 2022). Ha curato il numero monografico di Mimesis Journal (10:2, 2021) su Drammaturgia, Teatro, Danza, Performance LGBT+ in Italia. È co-autore delle due edizioni del volume Interactive Storytelling (in italiano, Milano, Dino Audino 2020) (in inglese, Routledge 2024). Ha curato la traduzione di Alan Sinfield, Out on stage. Una storia del teatro LGBT nel ventesimo secolo (Torino Rosemberg & Sellier 2020).
25 febbraio 2026 – ore 11.30 – Sala Conferenze DISPAC
Per una prospettiva “integralista” della performance
Dario Tomasello – Università degli Studi di Messina
Discussant Isabella Innamorati
1 CFU
Il performative turn che si è imposto da alcuni anni, non senza difficoltà, anche alle nostre latitudini, si misura in questo momento storico con nuove sfide determinate dal potere pervasivo del Mediascape, ulteriormente riconfigurato dal carisma dell’AI.
Come dobbiamo negoziare la nostra posizione di esseri umani (di corpi) votati alla necessità antropologica di una labile performance, e artaudianamente crudele, con l’illusione del grande archivio riproducibile in cui la stessa nozione di presenza sembra non solo surrogabile, ma sorpassata?
Dario Tomasello è professore ordinario di Discipline dello Spettacolo (PEMM-01/A) presso l’Università di Messina, dove ha fondato e coordina il DAMS e il Centro Internazionale di Studi sulla Performatività delle Arti e degli Immaginari sociali (UNIVERSITEATRALI). Ha tradotto e curato il manuale di Richard Schechner, Introduzione ai Performance Studies (CUE Press, 2018).
Dirige per Editoria & Spettacolo la collana FARETESTO, dedicata ad un repertorio di testi della drammaturgia italiana contemporanea.
Cura per Cue Press una collana di Poesia scritta da attori e performer.
Ha fondato e dirige, dal 2011, “Mantichora. Italian Journal of Performance Studies”, rivista peer review di fascia A.
Dal 2007 al 2013 è stato consulente scientifico per la prosa dell’Ente Autonomo Regionale Teatro Vittorio Emanuele di Messina, per il quale ha diretto, per sei anni, la stagione “Paradosso sull’autore” dedicata alla nuova drammaturgia italiana.
È stato Visiting Professor alla Sorbonne Nouvelle – Paris III e ha tenuto conferenze in molti Atenei e Istituzioni italiane ed internazionali (fra cui: Nanterre – Paris X; Columbia University; State University of New York; New York University; Istituto Italiano di Cultura di Chicago; Katholieke Universiteit Leuven; Gent University).
Martedì 24 febbraio – ore 11.30 – Sala Dispac
Indagini topografiche e archeologia dei contesti territoriali: il caso studio della Valle del Sele
Elena Russo – Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino
Discussant Antonia Serritella
1 CFU
L’intervento ha per oggetto l’analisi di un contesto territoriale, quello della valle del Sele, affrontato su ampia scala. Partendo dall’impostazione metodologica, verrà presentato più nel dettaglio il caso specifico di Oliveto Citra di cui è stata realizzata la ricostruzione storico-topografica a partire dal recupero e dalla sistematizzazione dei dati di archivio, fino alle indagini dirette sul campo per l’acquisizione dei nuovi dati; uno spazio sarà dedicato agli sviluppi futuri della ricerca anche nei termini della valorizzazione.
Elena Russo, Funzionario Archeologo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Salerno e Avellino, formatasi presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e l’Università del Salento. Specializzata in topografia antica, si occupa da diversi anni del territorio dell’antica Poseidonia/Paestum, con un particolare focus sul santuario di Hera Argiva alla Foce del Sele, e dell’alta e media Valle del fiume Sele, territorio per il quale ha realizzato una prima Carta Archeologica. È autrice di diverse pubblicazioni.
Mercoledì 28 gennaio – ore 11.30 – Sala Dottorato
Mitologia Greca in Italia: quali immagini?
Eduardo Federico – Università degli Studi di Napoli “Federico II”
Discussant Luigi Vecchio
1 CFU
La conferenza si incentra sui miti greci in Italia meridionale, sul loro significato e sulla loro valenza in relazione alla presenza delle città coloniali, ma anche sull’interpretazione che di essi è stata data e come oggi vengono valutati.
Eduardo Federico è docente di Storia Greca presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. I suoi interessi di ricerca riguardano Creta, la presenza greca in Italia, in particolare nel golfo di Napoli, la storiografia di ambito ionico, la storiografia del XIX e XX secolo sul mondo antico, le tradizioni mitiche greche e la loro diffusione nel Mediterraneo.
Di recente ha curato il convegno su Ettore Lepore (Ettore Lepore e la storia antica. Eredità, attualità, prospettive, a cura di E. Federico, Bari 2023) e quello su Strabone e Neapolis (Strabone e Neapolis, Napoli e Strabone, a cura di E. Federico, Hesperìa 45, Roma 2025).
Martedì 27 gennaio – ore 11.30 – Sala Conferenze DISPAC
Nuove acquisizioni su Canosa confrontando antiche ricerche e indagini recenti
Raffaella Cassano, Gianluca Mastrocinque – Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
Discussant Angela Pontrandolfo
1 CFU
La lunga e complessa vicenda insediativa di Canosa, insediamento nevralgico collocato sul margine
delle Murge, a controllo della valle dell’Ofanto, della pianura del Tavoliere e della costa adriatica, è stata negli ultimi decenni interessata da una intensa stagione di ricerca, sulla linea interdisciplinare
tracciata nel 1992 dalla mostra ‘Principi imperatori vescovi. Duemila anni di storia a Canosa’. Le nuove acquisizioni riguardano in maniera articolata tutti i periodi salienti della storia dell’insediamento e del suo territorio, dall’Età del Bronzo al Tardoantico, in un lungo arco cronologico in cui il centro si configura in modo sempre più marcato come crocevia di scambi e di contatti culturali, prima con le colonie greche dell’arco ionico, ma anche con l’altra sponda dell’Adriatico e con l’Egeo, nonché con la costa tirrenica attraverso il corso dell’Ofanto e del Sele e in seguito con Roma e con le principali province delle coste del Mediterraneo centrale e orientale. I consistenti aggiornamenti sono stati di recente messi a sistema in un nuovo volume ‘Principi imperatori vescovi. La ricerca disegna città e territorio a Canosa’ (Bari 2025) che mostra le possibilità offerte dalla integrazione delle metodologie più aggiornate. Alcuni contesti di particolare interesse, soprattutto dello spazio funerario nel quale le aristocrazie indigene esprimono il loro ruolo dominante tra la fine del IV e il III secolo a.C., sono stati ricostruiti in forma ancora più completa integrando i risultati delle ricerche recenti con i dati delle indagini con cui si avvia la ricerca a Canosa in età borbonica, soprattutto a partire dalla metà del XIX secolo. Sui primi scavi, infatti, è stato possibile recuperare nuovi elementi dallo studio di carteggi finora inediti o poco considerati, che mostrano le potenzialità della storia dell’archeologia quando riesce a riannodare i fili della ricerca tra rinvenimenti datati e nuove acquisizioni in contesti in cui lo scavo e lo studio non si sono mai interrotti. Anche questi risultati hanno trovato spazio in un volume recente ‘Archeologia in Puglia in età borbonica’ (Roma 2024), Atti del Convegno internazionale tenutosi a Bari nel novembre 2023.
Raffaella Cassano è stata professore ordinario di Archeologia classica presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, dove ha diretto la Scuola di Specializzazione in Archeologia e il Dipartimento di Antichistica.
I suoi interessi di studio riguardano le città e il territorio in particolare della Puglia (Canosa, Ruvo di Puglia ed Egnazia) con attenzione alla ricostruzione del paesaggio, alla forma delle città, all’architettura e alla cultura figurativa e con l’interesse costante per la ricomposizione dei contesti topografici, attraverso la riconsiderazione della documentazione archeologica e d’archivio.
Si è molto interessata anche della storia del collezionismo ottocentesco, in particolare al Decennio francese e alla formazione del Museo Jatta di Ruvo, ma anche della dispersione dei materiali archeologici dell’Italia meridionale verso musei nazionali e stranieri. Ha sempre coniugato la ricerca con la divulgazione dei risultati, anche attraverso l’organizzazione di eventi espositivi di portata internazionale, come la mostra ‘Principi, Imperatori, Vescovi. Duemila anni di storia a Canosa’ (1992), esito di trenta anni di ricerche, a cui si affianca ora il recentissimo volume ‘Principi imperatori vescovi. La ricerca disegna città e territorio a Canosa’ (2025), curato insieme a G. Volpe, che mette a sistema i risultati del successivo trentennio di indagini.
Tra le innumerevoli iniziative di ricerca, in anni recenti ha esteso l’approfondimento del fenomeno urbano di età romana a tutta la Puglia, con un progetto interdisciplinare che è culminato nel volume ‘Paesaggi urbani della Puglia in età romana. Dalla società indigena alle comunità tardoantiche’ (Bari, 2019), curato insieme a M. Chelotti e a G. Mastrocinque.
Nel 2001 ha ideato il progetto ‘Egnazia: dallo scavo alla valorizzazione’, a cui continua a lavorare insieme a G. Mastrocinque, attuale direttore scientifico, e all’équipe di ricerca, contribuendo a riscrivere la storia di questo importante insediamento adriatico con risultati che non sono stati presentati solo nelle pubblicazioni scientifiche, ma, sempre coniugando ricerca e divulgazione, hanno permesso di rinnovare profondamente i percorsi di fruizione del Parco archeologico e del Museo Archeologico Nazionale. Nella stessa prospettiva ha anche diretto il gruppo dell’Università di Bari impegnato nella redazione della Carta dei Beni Culturali della Puglia, recepita nel Piano Paesaggistico Territoriale Regionale.
Ha fondato ALTAIR s.r.l., un’azienda spin-off dell’Università di Bari, attiva nel settore dello studio, della tutela e della valorizzazione e della didattica dei Beni Culturali, in cui operano molti giovani archeologi formatisi soprattutto nel cantiere di Egnazia. Tra i numerosi incarichi nella valorizzazione culturale, è Presidente di Puglia Cultura e Territorio, organismo della Fondazione Puglia molto attivo in progetti per il coinvolgimento della società nella politica culturale.
Ai suoi interessi di ricerca ha dedicato numerosissime pubblicazioni in volumi, in riviste specializzate, in Atti di Convegno nazionali e internazionali, in Cataloghi di mostre, oltre ai lavori di carattere divulgativo sull’archeologia.
Gianluca Mastrocinque è professore associato di Archeologia classica all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, dove dirige il Laboratorio di Archeologia dei Paesaggi. Fa parte del collegio dei docenti del Dottorato di ricerca nazionale in ‘Patrimoni archeologici storici architettonici paesaggistici mediterranei’.
Le sue principali linee di ricerca riguardano i paesaggi urbani e rurali, soprattutto di età romana, con attenzione alla continuità e alle trasformazioni rispetto al periodo preromano e tardoantico e con particolare riferimento alla Puglia. Si occupa anche di storia dell’archeologia, della pratica termale tra mondo antico ed età contemporanea e dei culti, specie in Puglia tra età indigena e romana.
Tra i lavori recenti ha curato, con R. Cassano e M. Chelotti, il volume ‘Paesaggi urbani della Puglia in età romana. Dalla società indigena alle comunità tardoantiche’ (Edipuglia, Bari 2019), il primo studio sistematico su tutte le città della Puglia romana e gli atti del Convegno internazionale ‘Paesaggi mediterranei di età romana. Archeologia, tutela, comunicazione’ (Edipuglia, Bari 2017). Particolare attenzione rivolge alle città di Bari e di Taranto, a cui ha dedicato una monografia e articoli.
È direttore scientifico delle ricerche a Egnazia (Fasano), dove nel Parco archeologico si svolge un cantiere scuola con studenti provenienti dall’Università di Bari e da altre università, nonché da classi liceali in stage.
In collaborazione con il Ministero della Cultura (Parco archeologico di Egnazia) partecipa con il suo gruppo di ricerca a progetti per la valorizzazione e la comunicazione dei risultati delle ricerche.
Coordina per l’Italia il Progetto di internazionalizzazione ‘Paesaggi mediterranei di età romana tra ricerca e strategie di valorizzazione’, che unisce università di Italia e Spagna (Cordoba, Castilla-La Mancha), per elaborare insieme nuove forme di comunicazione archeologica, anche guardando al network internazionale del turismo archeologico.
Tra le attività di terza missione, coordina la collaborazione dell’Università di Bari con alcuni importanti musei archeologici della Puglia, come il Museo Archeologico di Santa Scolastica a Bari e di recente il Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Tra le iniziative più recenti organizzate con il Museo di Taranto, ‘Progettare la città. Dalla Lex municipii alla Taranto di oggi’, avviata con il rientro a Taranto del frammento originale dello statuto del municipio, a cui si lega una ricerca interdisciplinare che unisce archeologi, epigrafisti, studiosi di storia del diritto romano.










