Picasso e il Minotauro: metamorfosi di un mito greco nel ventesimo secolo

27 aprile 2021, ore 10,00

Clemente Marconi (New York University e Università Statale di Milano)

Discussant Fausto Longo e Stefania Zuliani (Università di Salerno)

1 CFU

Il tema di questo seminario è parte di un progetto più ampio dedicato alla ricezione dell’arte e del mito greco da parte di una serie di artisti del ventesimo secolo. In particolare, questo seminario è dedicato all’opera di Pablo Picasso e al suo rapporto creativo con la mitologia greca e romana. La prima parte del seminario esamina il rapporto di Picasso con l’arte greca e romana, inclusi la sua formazione artistica in Spagna, i suoi primi anni come artista modernista a Parigi, il suo “secondo periodo classico” del 1917-1925, e la sua opera grafica degli anni ’30, particolarmente la Suite Vollard. Dopo questa introduzione, segue un esame sistematico dell’opera grafica di Picasso dedicata al tema del Minotauro, un mito oggetto di numerose rappresentazioni nell’arte antica e nella prima età moderna. In particolare, il seminario analizzerà tre opere: la copertina della rivista surrealista Minotauro, la serie dedicata al tema del Minotauro nella Suite Vollard, e infine la Minotauromachia, un’incisione che rappresenta una delle opere più impegnative del filone classicista di Picasso. Al centro dell’analisi sono non solo le diverse opere e la loro interpretazione, ma anche le fonti di ispirazione, compresi il particolare interesse della cultura europea al principio del ventesimo secolo per Creta e la civiltà minoica, grazie alle scoperte di Sir Arthur Evans, e l’interesse personale di Picasso per i tratti umani, troppo umani, del Minotauro.

Monumento delle Fosse Ardeatine (1944-1951): un’architettura per la memoria.

27 aprile 2021, ore 15,30

Claudia Conforti (Storica dell’architettura, già Università Roma Tor Vergata)

Discussant Adriano Amendola, Stefania Zuliani

1 CFU

La rappresaglia  del comandante nazista Herbert Kappler per la morte in un attentato di 33 militari tedeschi (23 marzo 1944), sacrificò (24 marzo 1944) la vita di 335 innocenti, dieci per ogni soldato più cinque.  L’eccidio fu all’origine del primo concorso di architettura dell’Italia libera. Fucilate nella cave di pozzolana sulla via Ardeatina, le vittime, di cui i nazisti nascosero sia la morte che l’identità, furono ammassate e poi sepolte sotto i detriti delle cave, fatte saltare per ostruirne gli accessi. Nel giugno del 1944, a Roma appena liberata, fu nominata una commissione per la costruzione di un sacrario che riscattasse lo sprezzante anonimato decretato dai nazisti e onorasse le vittime come martiri della riconquistata libertà nazionale. Il bando di concorso  (15 gennaio 1945), raccomanda di conservare “l’austerità e l’impressionante aspetto delle Cave”, riscattando con la bellezza dell’architettura l’orrore dell’eccidio e rendendo solenne e pubblico il luogo del vile occultamento. Il concorso selezionò quattro progetti sugli undici pervenuti, infine il verdetto, (2 settembre 1946) premiò ex aequo due progetti: RISORGERE, di Mario Fiorentino con Nello Aprile, Cino Calcaprina, Aldo Cardelli e lo scultore Francesco Coccia, e U.G.A di Giuseppe Perugini con lo scultore Mirko Basaldella. I due gruppi sono composti da giovanissimi laureati della recente Facoltà di architettura di Roma (tranne Coccia). L’assegnazione di un incarico così rilevante ai due gruppi di esordienti, associati nel progetto definitivo, è un coraggioso azzardo, che ben si accorda al particolare momento storico. Forse non è irrilevante che, per la prima volta da decenni, non sia Marcello Piacentini ad arbitrare un’azione architettonica di portata nazionale. Se Manfredo Tafuri vedrà nel sacrario romano “una riflessione conclusiva sul passato”, Kidder Smith, tra i primi a coglierne l’eccezionalità, concluderà le penetranti riflessioni sull’architettura italiana del dopoguerra, riconoscendo “the Fosse Ardeatina among the great designs”.

Immagini e testi letterari: un rapporto non lineare

28 aprile 2021, ore 15,30

Angela Pontrandolfo (Professoressa emerita, Università di Salerno)

Discussant Luca Cerchiai (Università di Salerno)

1 CFU

L’interpretazione delle immagini, in particolare a soggetto mitico o tragico, spesso pone il problema di sostanziare il loro contenuto con notizie ricavate dalle fonti scritte. Ma tale rapporto non è meccanico e ci obbliga a indagare nella piena autonomia delle due serie documentarie. In questa prospettiva verranno presentate tre esemplificazioni che approdano a tre diverse soluzioni aperte a discussioni sul metodo e sui contenuti interpretativi proposti.

Dal mostro al principe. Alle origini di Roma

29 aprile 2021, ore 15,30

Andrea Carandini (professore Emerito Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e Presidente del FAI)

Paolo Carafa (Università degli Studi di Roma “La Sapienza”)

 

con un intervento di Mattia Ippoliti (Università degli Studi di Roma “La Sapienza”)

Tra il Tevere e la via Appia. Caratteri e sviluppo di un paesaggio suburbano di Roma antica

Discussant Mauro Menichetti (Università di Salerno)

 

1 CFU

Il   monte Germalus, che occupava la piccola parte del Palatino (31 ettari) che si affacciava sul Tevere, è un luogo strettamente connesso alla nascita di Roma. Vi si annidano i misteri delle origini della città, prima come villaggio dei Velienes (un popolo dei Latini), poi come il centro “proto-urbano” del Septimontium e infine come urbs Roma.  Metà di questo monte è rimasto un luogo di culti e di memorie, l’unico che i palazzi dei principi hanno risparmiato. L’altra metà è stata occupata dal primo palazzo di Augusto, mitico figlio di Apollo – come Romolo lo era stato di Marte -, che ha rifondano la città nella casa-santuario da cui governava l’Impero come principe e pontefice massimo.Il Germalus andava nuovamente e sistematicamente indagato. Lo hanno fatto per la metà sacrale e memoriale Carafa, professore ordinario di Archeologia Classica,e per la metà palaziale Ippoliti, Dottore di Ricerca in Archeologia Classica alla Sapienza – Università di Roma e coordinatore dello scavo delle pendici meridionali del Palatino – Carafa ha ritrovato l’altare  e il penetrale di Pales, ha ristudiato i templi di altri culti femminili e ha inseguito le capanne prima di un capo locale, come Faustolo,  e poi di un primo re della città, come Romolo: una  capanna del 750 a.C. circa venerata  fino alla fine del VI secolo a.C. e da allora riproposta  per la durata di un millennio  appena dislocata, eppure sempre in rapporto con la fossa  dove Roma era stata fondata  nascondendovi  terre diverse e le loro primizie.- Ippoliti  ha riesaminato il palazzo di Augusto, rianalizzandolo dalle fondamenta e proponendo una sua ricostruzione per fasi per vari aspetti nuova. –  Carandini ha ripensato alle diverse fondazioni dell’abitato sul Tevere in un racconto mitico, sacrale, rituale e storico che svela il significato più profondo di questo luogo di Roma, non adeguatamente messo in valore, in un racconto che si rivolge a un’epoca che tutto dimentica, mentre Roma si preoccupava di fondare e durare, innovando nel conservare.

Eventi passati

“…ad discrimen Ionii et Hadriatici maris…” (Plinio, N.H., III, 11, 100-101)
Mito, arte e potere nell’Athenaion di Castro

24 marzo 2021, ore 10,30

Francesco D’Andria, Università del Salento

Discussant Fausto Longo

1 CFU

Ricerche iniziate nel 2000 hanno permesso di identificare a Castro, nell’estrema parte della Penisola Salentina, il celebre santuario di Atena, ricordato da Strabone per la sua ricchezza e descritto da Virgilio (Eneide III, 506-546), nella narrazione del primo approdo di Enea sulle coste dell’Italia.

Gli scavi hanno portato alla luce vari elementi del santuario (altare, muri di terrazzamento, elementi architettonici); all’interno della “colmata”, realizzata dai Romani tra 180 e 170 a.C. per ampliare la linea delle fortificazione, sono stati rinvenuti i materiali votivi dell’Athenaion, utilizzati come riempimento, e significativi elementi dell’arredo scultoreo, ritualmente sepolti nella fase di sconsacrazione del Santuario. Tra le sculture in calcare (“pietra leccese”) si distinguono la statua di culto di Atena (alta circa m 3,20) e le balaustre di una recinzione, di notevoli dimensioni (alt. m 1,35): questi straordinari ritrovamenti sono da attribuire a maestranze tarentine e forniscono nuovi elementi di valutazione non soltanto sulla cronologia dell’arte italiota, ma anche sull’origine dei girali abitati (peopled scrolls), uno dei temi più diffusi nella storia dell’arte greca e romana.

Il contesto archeologico ed i ritrovamenti epigrafici propongono infine il tema della funzione dell’Athenaion all’interno del sistema insediativo messapico, in una complessa interazione con i Greci di Taranto e dell’opposta sponda balcanica.

Archeologia: dalla ricerca alla pianificazione territoriale

24 marzo 2021, ore 15,30

Gert-Ian Burgers, Vrije Universiteit Amsterdam

Discussant Alfonso Santoriello

1 CFU

Gert-Ian Burgers, docente alla Vrije Universiteit di Amsterdam,  presenterà il progetto HERILAND, una rete paneuropea di ricerca e formazione su archeologia e patrimonio culturale in relazione alla pianificazione e al design del territorio. L’obiettivo del progetto HERILAND, finanziato dall’Unione Europea, è di esplorare concetti, strumenti e procedure di valorizzazione in una serie di contesti laboratoriali europei, sia urbani che rurali.  Nell’ambito della conferenza saranno  presentati  in particolare due di questi laboratori: il quartiere Testaccio, a Roma, e l’Ecomuseo della Via Appia, nella provincia di Brindisi.

Scoprire e mostrare l’Oriente: arte islamica in Italia tra fascinazione e studi, dall’Ottocento al post-colonialismo

25 marzo 2021, ore 10,30

Silvia Armando, John Cabot University, Roma

Discussant Francesca Dell’Acqua

1 CFU

La scoperta dell’arte islamica in Italia è un processo graduale e articolato. Alla precoce e generica curiosità per gli oggetti esotici presto si accosta un approccio più storico e sistematico; l’attrazione verso un “Oriente” lontano convive d’altro canto con la ricerca delle tracce lasciate dalla cultura islamica sul territorio italiano nel corso dei secoli. Attraverso l’analisi di alcuni casi studio – grandi Esposizioni, musei nazionali, collezionisti ed eminenti studiosi – si intende delineare con sguardo ampio uno scenario che individua come poli concettuali la fascinazione e il gusto popolare da un lato, la nascita della disciplina e gli studi accademici dall’altro. Si tratta di itinerari paralleli, di mondi separati? Infine, come si intreccia il complesso fenomeno di definizione, narrazione ed esibizione dell’arte islamica con il percorso di creazione di un’identità nazionale avviato in quegli anni, ma anche con la determinazione del sé attraverso la rappresentazione dell’altro legata al lungo momento coloniale?

La curatela ai tempi del Coronavirus #2

29 marzo 2021, ore 15,30

Eugenio Viola (Museo d’Arte Moderna di Bogotà – MAMBO)
Discussant Stefania Zuliani

1 CFU

Il Museo di Arte Moderna di Bogotá – MAMBO è una delle principali istituzioni colombiane, fondata nel 1953 dalla critica d’arte argentina Marta Traba. L’attuale edificio, situato nel centro di Bogotá, è stato progettato nel 1985 dal famoso architetto modernista colombiano Rogelio Salmona. Il Museo si sviluppa su una superficie di oltre 5000 metri quadrati distribuiti su quattro piani, un patio con sculture, un auditorium e una biblioteca con più di 4500 volumi. MAMBO è un’istituzione multiculturale e dinamica, la cui collezione comprende più di 4700 opere d’arte. Eugenio Viola, che del MAMBO è curatore capo, proporrà una riflessione sulle attività del museo con particolare attenzione agli sviluppi più recenti legati alle condizioni dettate dall’emergenza sanitaria.

Eugenio Viola, dottore di ricerca in Metodi e Metodologie della ricerca archeologica e storico artistica, è l’attuale Curatore Capo del Museo d’Arte Moderna di Bogotà – MAMBO. Dal 2017 al 2019 è stato Senior Curator del Perth Institute of Contemporary Arts – PICA, in Western Australia. Dal 2009 al 2016 ha ricoperto incarichi di curatore al MADRE, Museo d’Arte Contemporanea di Napoli, dove si è anche occupato della ricerca e sviluppo della collezione del museo.

L’antica porta dell’Abbazia di Saint-Andoche a Autun e le sue trasformazioni medievali. Analisi e metodi

Lunedì 22 febbraio 2021, ore 10,30

Sylvie Balcon (Università Sorbonne–Paris IV)

Discussant Francesca Dell’Acqua (Università di Salerno)

1 CFU

Dal 2015 l’università della Sorbona dispone di una piattaforma digitale, PLEMO 3D, che permette di usare la laser- grammetria e la fotogrammetria. Il sito, corrispondente all’antica porta di Saint Andoche, nonché una cripta carolingia legata a un monastero femminile, sempre ad Autun, in Borgogna, sono servite a sperimentare queste tecnologie digitali nel quadro dell’archeologia dell’architettura. E’ stata sviluppata una metodologia per la registrazione e lo studio dei prospetti. La prospezione geofisica e il LiDAR sono stati anche usati per avere un approccio completo agli edifici. La lezione si propone di presentare questo protocollo, i suoi metodi, e i risultati dello studio archeologico.

Il profumo della pantera. Prospettive di ricerca e suggestioni per un’archeologia sensoriale

Martedì 23 febbraio 2021, ore 15,30

Claudia Lambrugo (Università degli Studi di Milano Statale)

Discussant Mauro Menichetti (Università di Salerno)

1 CFU

Il titolo del seminario riecheggia volutamente quello di un celebre saggio di Marcel Detienne (Dioniso e la pantera profumata), ma si muove verso obiettivi differenti. È infatti una sfida molto recente quella intrapresa da archeologi e studiosi del mondo antico sull’impatto e la centralità dell’esperienza sensoriale, nella fattispecie della percezione degli odori, nell’ambito rituale, sia sacro, che funerario. Il buon odore, in greco eÙwd∂a, non solo è marca identitaria divina e inconfondibile indizio sensoriale dell’epifania di un dio, soprattutto in riferimento a divinità femminili, ma è anche uno straordinario strumento di empatia, che facilita su un piano verticale la comunicazione tra mortali e immortali, su quello orizzontale l’avvicinamento e l’unione tra i sessi. È questo il potere seduttivo ed erotico delle fragranze profumate; è così che la pantera caccia le sue prede: semplicemente attirandole con un irresistibile profumo. Del complesso statuto culturale del profumo nel mondo greco sarà forse necessario tenere conto anche per una piena comprensione di categorie di manufatti, quali i numerosissimi unguentari prodotti a Corinto tra VII e VI secolo a.C., di cui solo di recente si è cominciato a meglio comprendere anche il decoro figurato: siamo proprio sicuri che le apparentemente monotone sequenze animalistiche siano state dipinte solo per ornare una superficie, senza tenere conto di quale sarebbe stata la funzione del recipiente?

Matteo di Capua, patrono delle arti e delle lettere a Napoli, tra Cinquecento e Seicento

Mercoledì 24 febbraio 2021, ore 15,30

Andrea Zezza (Università della Campania)

Discussant: Donato Salvatore (Università di Salerno)

Italo Iasiello (Università degli Studi di Napoli Federico II)

1 CFU

Al passaggio tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento alla crisi sociale e politica del Regno meridionale corrispose un grande fermento di idee e una straordinaria fioritura filosofica, letteraria e artistica. Le corti signorili rivestirono una notevole importanza per la vita culturale di una città in cui studiarono, vissero, lavorarono Torquato Tasso, Giovan Battista Della Porta, Tommaso Campanella, Giovan Battista Marino, Michelangelo da Caravaggio. Tra tali corti spicca quella riunita intorno a Matteo di Capua (1568-1607), conte di Palena e secondo principe di Conca, Grande Ammiraglio del Regno di Napoli, il più munifico patrono delle arti e delle lettere a Napoli al passaggio tra Cinque e Seicento. Al servizio del Principe Grande Ammiraglio furono il maturo Tasso e il giovane Marino, insieme a uno stuolo di artisti, letterati, artigiani, scienziati e uomini di cultura. Nel palazzo napoletano del principe ebbero luogo le conversazioni che portarono al processo per eresia del celebre matematico Colantonio Stigliola, il suo nome e la sua biblioteca si trovano citati negli atti del processo a Campanella, per stimare le sue raccolte si tentò di utilizzare Michelangelo da Caravaggio. La villa di Vico Equense, divenne nelle mani di Matteo una straordinaria ‘delizia’ degna di un principe regnante e fece rivivere il modello delle ville dell’antichità romana e delle gallerie celebrate dal Plinio, Stazio, Filostrato. Andrea Zezza ha coordinato un gruppo di ricerca composta da studiosi di diversa formazione che ha indagato in modo intrecciato la vicenda del principe, della sua famiglia, delle sue residenze di Conca, Caiazzo, Napoli e Vico Equense e delle sue raccolte e l’opera dei letterati e degli artisti che gravitarono dentro e intorno a quella corte.

I Cardinali nella prima età moderna: dalla prima storiografia alla global history

Giovedì 25 febbraio 2021, ore 10,30

Maria Giulia Aurigemma (Università G. D’Annunzio di Chieti-Pescara)

Fabrizio d’Avenia (Università di Palermo)

Discussant: Loredana Lorizzo (Università di Salerno), Arnold Witte (University of Amsterdam)

1 CFU

Edito per i tipi della prestigiosa collana Brill’s Companion to, The Christian tradition, il volume A Companion to the Early Modern Cardinal curato da Mary Hollingsworth, Miles Pattenden e Arnold Witte, offre agli studiosi la prima ricostruzione del ruolo svolto dai cardinali nell’Italia di Antico Regime. Il ruolo politico di queste figure a cardine della Chiesa, che demanda loro il compito di eleggere il pontefice, si lega nel lungo lasso temporale tra Quattrocento e Ottocento ad altre funzioni. I cardinali sono pastori, inquisitori, diplomatici, burocrati, statisti, santi; imprenditori e investitori; mecenati delle arti, della musica, della letteratura e della scienza. Nel volume trentacinque saggi spiegano il loro background sociale, le posizioni, gli incarichi svolti a Roma e altrove, e il significato assunto nella società, indagandone le figure da una prospettiva non solo europea ma globale. Partendo da questo testo, Maria Giulia Aurigemma, Fabrizio d’Avenia e Loredana Lorizzo ne discutono con il curatore Arnold Witte  riflettendo su alcuni casi studio e sul significato della rilettura della storiografia sui cardinali, personalità chiave al vertice del potere ecclesiastico, attraverso i quali si possono indagare infiniti aspetti della cultura in età moderna.

 

Maria Giulia Aurigemma insegna Storia dell’arte moderna presso l’Università G.D’Annunzio di Chieti-Pescara. I suoi campi di ricerca spaziano dal Medioevo al moderno, alla storia della critica d’arte. Ha studiato importanti figure cardinalizie tra Quattrocento e Seicento e le loro residenze romane, come Palazzo Firenze in Campo Marzio cui ha dedicato una monografia.

Fabrizio d’Avenia è docente di Storia del Cristianesimo e della Chiesa presso l’Università di Palermo. Ha ampiamente pubblicato su diversi aspetti della storia moderna e dell’organizzazione ecclesiastica in Sicilia e sui ruoli svolti dai cardinali in ambiti religiosi e secolari, come nel suo La Chiesa del re. Monarchia e Papato nella Sicilia spagnola (secc. XVI-XVII), nel 2015.

Spolia antichi a Venezia: indagini recenti

Giovedì 25 febbraio 2021, ore 15,30

Luigi Sperti (Università Ca’ Foscari, Venezia)

Discussant Mauro Menichetti

1 CFU

Il tema del reimpiego di scultura greca, romana e bizantina a Venezia ha avuto in questi ultimi anni una inusuale fortuna, testimoniata da una serie di iniziative dedicate sia al fenomeno in generale e alle problematiche storiche, archeologiche e culturali ad esso legate, sia a casi specifici. In questo intervento verranno presi in considerazione tre ambiti, tra loro connessi: l’area marciana, con alcuni dei monumenti più noti come il Todaro e il Leone posti sulle colonne della Piazzetta, e il gruppo dei Tetrarchi; un’acquisizione recente, l’uso di spolia bizantini nelle chiese gotiche; e infine il reimpiego di antichità in contesti privati. Si parlerà dunque del centro del potere, caratterizzato da reimpieghi carichi di valori ideologici forti; di due dei maggiori poli del potere ecclesiastico, le chiese dei Frari e dei SS. Giovanni e Paolo; e infine dei palazzi dei nobili, che nell’esposizione di marmi antichi emulano gli arredi monumentali degli spazi pubblici.

La Grecia dei Romantici in Germania. Alcuni spunti per una riflessione

Lunedì 25 gennaio, ore 10,30

Giampiero Moretti (Università degli Studi di Napoli L’Orientale)

Discussant Pina De Luca

1 CFU

La conversazione verterà principalmente sui seguenti punti:

-Tra Klassik, Sturm und Drang e Idealismo

-Idealismo e Romanticismo

-Hölderlin come paradigma di un rapporto della Germania con la Grecia

“I mondi senza vento che respirano quieti nei musei”. Antonella Anedda, l’immagine e il suo fantasma

Martedì 26 gennaio 2021 ore 10,30

Riccardo Donati (Università di Salerno)

discussant Stefania Zuliani (Università di Salerno)

1 CFU

Antonella Anedda, di formazione storica dell’arte, è oggi forse la scrittrice italiana che in assoluto intrattiene i legami più stretti con la cultura visuale. L’immagine è per lei un oggetto che acquista valore in virtù della sua capacità di rifrangersi nella coscienza: qualcosa di simile a ciò che accade, per parafrasare Erwin Panofsky, quando incrociamo lo sguardo d’un passante o d’un conoscente, magari senza scambiar parola, ma conservando a lungo negli occhi e nella mente risonanza di quell’incontro. L’opera d’arte funziona insomma nei suoi testi come camera d’echi, dispositivo di accrescimento della dicibilità dell’esperienza del reale. Riccardo Donati, docente di Letteratura italiana all’università di Salerno e autore, tra l’altro, del recente Apri gli occhi e resisti. L’opera in versi e in prosa di Antonella Anedda (Carocci, 2020), prenderà in esame il lavoro di Anedda per riflettere su come una poetessa dei nostri giorni scriva d’arte e rielabori i fatti dell’arte nei propri lavori letterari, a partire da un libro in tal senso esemplare: La vita dei dettagli. Scomporre quadri, immaginare mondi (2009).

Unisa per il giorno della memoria 2021

27 gennaio 2021  ore 10

Il dottorato MeM aderisce alla maratona web promossa dall’ateneo salernitano in occasione del giorno della memoria

1 CFU

Mercoledì 27 gennaio ricorre la Giornata della Memoria 2021, un fondamentale e significativo appuntamento cui l’Ateneo risponderà come sempre promuovendo iniziative ed eventi congiunti. In un’ottica di partecipazione multidisciplinare e collettiva, la Giornata della Memoria 2021 promossa dall’Università di Salerno sarà configurata quest’anno come un progetto corale, che convoglierà in un unico “palinsesto” le diverse iniziative curate dai Dipartimenti UNISA.

A partire dalle ore 10.00 del 27 gennaio si aprirà una vera maratona web “in onda” sui canali social istituzionali di Ateneo (FacebookYouTube e Twitter), per dare spazio e voce al contributo delle diverse aree scientifiche e disciplinari dell’Università di Salerno. Il format “UNISA per la Giornata della Memoria 2021” raccoglierà tutti i contenuti che i Dipartimenti sceglieranno di dedicare alla celebrazione e alla riflessione sulla Shoah e sul valore della memoria collettiva e delle memorie individuali.
Attraverso racconti, talk, video o interviste, la maratona avrà l’obiettivo di dare alle nuove generazioni la possibilità di ripensare e costruire contenuti sempre nuovi e capaci di stimolare pensiero e riflessione critica sul valore della “memoria culturale” che la nostra società continuamente interpreta e rielabora.

Le banche dati per la ricerca di ambito umanistico

Giovedì 28 gennaio 2021 ore 10

Maria Senatore (Università di Salerno – Centro Bibliotecario di Ateneo)

In collaborazione con la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici – Unisa

1 CFU

La lezione, che conferma la consolidata collaborazione tra il dottorato e la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università di Salerno, proporrà ai dottorandi una ricognizione sulle risorse digitali per la ricerca messe a disposizione dall’ateneo salernitano. Banche dati accessibili in rete il cui utilizzo è divenuto ancor più  necessario a causa dall’emergenza sanitaria in corso.

Prove di curatela al tempo del coronavirus

Giovedì 28 gennaio 2021, ore 15,30

Luigia Lonardelli (MAXXI- Museo delle arti del XXI secolo, Roma)

Discussant Stefania Zuliani (Università di Salerno)

1 CFU

La pratica quotidiana del processo espositivo è stata profondamente messa in crisi dalla situazione pandemica, la performatività delle mostre così come quella delle opere è stata ripensata, la relazione con il pubblico e la sua interazione è in evoluzione in un quadro tuttora in divenire. La curatela sta rispondendo con tentativi che cercano di coniugare insieme teorie e metodi di lavoro più tradizionali con le nuove esigenze e i nuovi strumenti, senza rinunciare, ma anzi rafforzando, la promessa di profezia indissolubilmente legata alla missione di un museo che racconta il futuro.

Luigia Lonardelli (Bari, 1982) ha collaborato con la Direzione per l’Arte Contemporanea seguendo i lavori preparatori all’apertura del MAXXI dove ha iniziato a lavorare nel 2010 occupandosi di ricerca. Dal 2011 lavora al dipartimento curatoriale del museo curando fra le altre le mostre dedicate a Marisa Merz, Alighiero Boetti e Maria Lai. Ha cocurato la XVI Quadriennale d’Arte di Roma, è stata consulente disciplinare per l’arte dell’ultima appendice dell’Enciclopedia Treccani e fa parte del comitato scientifico della Fondazione Maria Lai.

La storia culturale tra Huizinga, Baxandall e Haskell

Venerdì 29 gennaio 2021, ore 10,30

Seminario letture

a cura di Francesca Dell’Acqua e Antonella Trotta

1 CFU

Sin da quando Johan Huizinga scrisse nel 1926, da storico, Lo scopo della Storia culturale – che partiva da un omaggio critico a Burckhardt sul Rinascimento italiano – questo approccio non è stato il più frequentato  dagli storici dell’arte. Eppure l’interesse per le attitudini collettive, le forme di pensiero e del sentire comune, per il bagaglio mentale di intere classi sociali, espressi attraverso simboli e forme, emerge chiaramente in un influente lavoro di Michael Baxandall del 1972 sul Rinascimento pittorico italiano. A qualche anno di distanza, Francis Haskell recupera Huizinga nel suo importante History and its Images (1995) definendolo un imprescindibile “pattern maker” nella storia della cultura. Il seminario tratterà anche della ricezione di questi studiosi nel panorama italiano.