Presentazione del volume

Arte che trema. Riscoperta e valorizzazione del patrimonio culturale dopo il terremoto in Irpinia del 1980

a cura di Antonello Ricco, Roma, De Luca Edizioni d’Arte, 2023.

 

Martedì 23 gennaio 2023 h 10.30, Sala Conferenze DISPAC

 

Introducono Luca Cerchiai, Direttore del Dipartimento DISPAC, e Stefania Zuliani, Coordinatrice del Dottorato MeM

Ne discutono con il curatore e con Adriano Amendola, responsabile del progetto Arte che trema, Anita Florio – Regione Campania, Cristiano Giometti – Università di Firenze, Antonella Trotta – Università di Salerno

Riflettere sugli esiti dei terremoti sul patrimonio culturale italiano è lo scopo del volume che, prendendo spunto dall’evento sismico in Irpinia del 1980, sviluppa con ampio raggio tematico e cronologico il tema della ricostruzione, del recupero e delle scoperte che seguono alla primaria operazione di messa in tutela del territorio e di salvaguardia delle persone coinvolte. Il bene culturale diventa così luogo della memoria, diversamente esperito da chi lo vive e da chi lo scopre in seguito a un evento traumatico. Ritesserne la storia significa recuperare la forza emotiva che ci lega ai nostri territori, attribuendo loro un significato profondo che consente alle opere d’arte di riconnettersi ai contesti come elementi significanti dell’esperienza individuale e collettiva dell’uomo.

2024 – 1924 La rivoluzione surrealista, encore. Nuovi sguardi su un secolo di Surrealismo.

“Minotaure” e la Grecia del Surrealismo

Martedì 23 gennaio 2024 ore 15.00, Sala Conferenze DISPAC

Mauro Menichetti, Università di Salerno

Introduce Stefania Zuliani

Il mito del Minotauro ha goduto di un particolare successo nel mondo antico già a partire dall’età arcaica per poi approdare nel mondo romano anche come rappresentazione nei mosaici delle case  e delle ville romane. Il mito ha avuto notevole diffusione anche perché si può espandere e rielaborare in più direzioni: il coinvolgimento di Atene nell’impresa di Teseo, l’aspetto iniziatico di giovani che devono superare una prova simile alla morte, l’intervento di un artigiano quale Dedalo, il significato ampiamente dibattuto di una particolare architettura – il Labirinto – che ospita una originale creatura mostruosa quale il Minotauro. Le sorprese del mito continuano con l’abbandono di Arianna da parte di Teseo durante il viaggio di ritorno da Creta. 

Il Minotauro che approda nel variegato mondo delle avanguardie artistiche contemporanee rientra in quella ricerca di modelli alternativi a ciò che è ritenuto “classico” e che coinvolge, ad esempio, l’interesse per le arti primitive, l’arte etrusca, l’arte preclassica e orizzonti alternativi come nel caso di Gauguin. Il Minotauro, pur facendo parte del mondo classico, diviene il simbolo di quella parte del mondo classico che una certa filologia e una certa ricerca filosofica stavano mettendo in luce, vale a dire l’aspetto irrazionale, dionisiaco, impuro e ibrido come la forma del Minotauro.

“Minotaure” è una testimonianza particolarmente chiara e incisiva di questa tendenza per cui il Minotauro – presente iconograficamente in gran parte delle copertine della Rivista pubblicata fra il 1933 e il 1939 – accompagna l’idea di un’arte che deve liberare e portare alla ribalta forze e energie finora represse o ritenute non opportune nel campo della rappresentazione artistica.

“Minotaure” è la “revue à tête de bête”.

In occasione della pubblicazione del volume Storia della recitazione teatrale (Marsilio, 2023)

La recitazione teatrale.

Mercoledì 24 gennaio 2024, ore 15,00, Sala Conferenze Dispac

Claudio Vicentini (Università degli studi di Napoli “L’Orientale”)

Ne discutono con l’autore Aurora Egidio, Isabella Innamorati, Annamaria Sapienza.

A partire dalla recente pubblicazione sulla Storia della recitazione teatrale (Marsilio, 2023), Claudio Vicentini, professore emerito di Storia del Teatro e dello Spettacolo dell’Università di Napoli “L’Orientale”, offre una prospettiva aperta sulla straordinaria civiltà della recitazione sviluppata nei paesi d’Oriente e d’Occidente dall’antichità alla scena digitale. In forma di tavola rotonda, l’autore discute sulle grandi figure della recitazione drammatica, i leggendari attori del teatro greco e romano, dell’età di Shakespeare e di Molière, del teatro romantico e del teatro contemporaneo, fino alle singolari forme di recitazione che vedono oggi l’attore impegnato a confrontarsi davanti al pubblico con le risorse del mondo digitale, gli effetti della motion capture, la presenza del cyborg sulla scena teatrale. La riflessione si inserisce, altresì, in un contesto più ampio dove emerge l’importanza delle forme di recitazione a torto considerate minori.

I Bronzi di Riace alla prova della storia dell’arte antica

Giovedì 25 gennaio 2024, ore 15, Sala Conferenze DISPAC

Riccardo Di Cesare – Università degli Studi di Foggia

Discussant Mauro Menichetti

Il cinquantesimo anniversario della scoperta dei Bronzi di Riace, celebrato nel 2022, ha offerto l’occasione per ripensare e rileggere questi capolavori originali della Grecia classica e per ripercorrere i diversi approcci che sono stati e sono adottati per comprenderli: iconografico, storico-stilistico, filologico, attribuzionistico, tecnologico-produttivo, archeometrico, sperimentale. Al di là dei problemi ancora aperti, i Bronzi di Riace sono indissolubilmente legati al complesso itinerario di ricerca che li accompagna, formando un capitolo ancora aperto di storia dell’archeologia classica e delle metodologie di indagine della disciplina. Contestualizzati nell’arte del loro tempo, interpretati nel funzionamento dei codici visivi della Grecia del V secolo a.C., essi hanno molto da insegnare al nostro modo di vedere e comprendere l’arte antica e renderla attuale agli occhi della modernità.

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